Cartelle pazze Regione Lazio

ticket sanitariIn questi ultimi giorni, la Regione Lazio sta inviando avvisi bonari per il recupero di ticket sanitari su prestazioni e/o farmaci che i cittadini avrebbero evaso in quanto il loro reddito sarebbe risultato superiore alla soglia che avrebbe consentito l’esenzione di cui hanno usufruito. Al di là di tutta la polemica che si potrebbe fare sul fatto che ogni avviso è corredato da 25 euro di spese amministrative che spesso superano l’importo da recuperare, e del fatto che le spese sono relative al 2009/2010 e la maggioranza dei cittadini non conserva ricette e ricevute per tutto questo tempo, e spesso questi avvisi sono arrivati a bambini.

Le migliaia di “cartelle pazze” inviate dalla Regione Lazio finiscono all’attenzione della magistratura. A presentare un esposto è stata il Codacons, l’associazione dei consumatori, contro appunto l’ente regionale che ha messo in campo l’operazione di recupero dell’evasione fiscale sui ticket.

L’associazione AssoTutela ha predisposto una modello di istanza di autotutela da inviare alla Regione Lazio per chiedere l’annullamento dell’avviso bonario che il contribuente dovesse aver ricevuto.

L’autotutela è il potere dell’Amministrazione di correggere o annullare i propri atti, laddove questi risultino illegittimi o infondati. Tale potere spetta allo stesso ufficio che ha emanato l’atto o che è competente per gli accertamenti d’ufficio, oppure, in caso di grave inerzia, all’ufficio gerarchicamente superiore. L’Amministrazione esercita l’autotutela di propria iniziativa o su richiesta del contribuente. Il contribuente che chiede l’autotutela, quindi, non fa altro che “sollecitare” l’Amministrazione a riconsiderare la legittimità dei propri atti ed eventualmente annullarli.

È, però, doverosa una precisazione. L’istanza in autotutela non sospende gli effetti dell’atto, i termini per il pagamento ed i termini per l’eventuale rimedio giurisdizionale previsto (opposizione avanti la Commissione Tributaria o il Giudice ordinario competente). Pertanto, è bene che il procedimento in autotutela venga concluso entro 30 o 60 giorni previsti per l’opposizione giudiziale. In caso contrario sarà necessario, nelle more della definizione del procedimento in autotutela, presentare ugualmente ricorso. L’autotutela è opportuno presentarlo nei casi in cui ci si trova di fronte un atto palesemente illegittimo emesso dall’Amministrazione Finanziaria oppure da altro ente (Regione Lazio nel nostro caso).

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento mettiamo a disposizione:

Saldo IMU: prossima scadenza 16 dicembre

Saldo imu 2015La scadenza del 16 dicembre per il pagamento dell’IMU 2015 è vicina. E come ogni anno i contribuenti devono districarsi tra aliquote, codici tributo, esenzioni e molto altro per rispettare i termini indicati per il pagamento dell’IMU.

L’imposta municipale unica, IMU è stata introdotta con il Decreto legge 201/2011 e poi modificata più volte nel corso del tempo. Dal 2014 l’IMU è stata inserita nella IUC una sorta di tassa unica che avrebbe dovuto semplificare la tassazione sulla casa, ma che di fatto non ha semplificato un bel niente.

Per il 2015 l’IMU è dovuta in caso di possesso di immobili che non siano l’abitazione principale, compresa l’abitazione principale delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e le pertinenze della stessa. In sostanza i contribuenti sono tenuti a pagare l’IMU sulle seconda case, ma anche sull’abitazione principale (quella in cui risiede abitualmente e ha la residenza) se questa rientra tra le categorie catastali degli immobili di pregio o di lusso.

La legge che regola l’IMU precisa che “per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo”. Ciò significa che se nella mia abitazione principale, su cui non pago l’IMU, ho due garage su uno dei due devo pagare l’imposta municipale unica.

I contribuenti non devono pagare l’IMU sull’abitazione in cui risiedono e sulle pertinenze. Inoltre – come spiega il sito delle amministrazioni comunali – l’IMU non è dovuta su:

  • unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
  • fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali
  • casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

IMU 2016

E’ ormai nota la cancellazione del pagamento dell’Imu e della Tasi sulla prima casa.

Sull’argomento, però, sono diverse le modifiche introdotte al testo della legge di Stabilità 2016 a seguito del passaggio in Senato.  Tra queste, spicca certamente l’estensione dell’esenzione a tutta una serie di nuove ipotesi.

ESENZIONI: I CASI

  1. Arriva la conferma sulla totale esenzione da Imu e Tasi per proprietario utilizzatore (inquilino o comodatario).
  2. Scatta l’esonero anche nel caso di immobili non di lusso concessi in comodato a parenti disabili in linea retta o collaterale non superiore al secondo grado.
  3. Esenzione anche per gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa che sono assegnate ai soci studenti universitari, anche in mancanza della residenza anagrafica.
  4. Stessa cosa nel caso di immobili dati in comodato a parenti in linea retta entro il  primo grado (quindi figli o genitori), che risultano da contratto registrato, a patto che il proprietario abbia adibito l’immobile a propria abitazione principale nel corso del 2015 e che nel 2016 risulti la sola unità immobiliare posseduta nell’intero territorio italiano. (Clicca qui per maggiori approfondimenti)
  5. L’esenzione è estesa anche in caso in cui la casa venga assegnata in sede di separazione e divorzio.
  6. L’esonero scatta infine anche per gli alloggi sociali e le unità non locate dei dipendenti delle Forze armate.
  7. Per i terreni agricoli viene confermata l’esenzione totale Imu con riguardo ai beni posseduti e condotti da soggetti che detengono la qualifica di Iap e di coltivatori diretti.

Non si delinea l’esenzione bensì un abbattimento del 25% su Imu e Tasi, invece, per tutte le unità immobiliari che sono concesse in locazione a canone concordato.

Bonus mobili per giovani coppie

Bonus mobiliOltre a prorogare fino al 31 dicembre 2016 la detrazione per l’acquisto dei mobili destinati ad immobili oggetto di un intervento di recupero del patrimonio edilizio, la legge di Stabilità per il 2016 ha previsto un’altra detrazione: gli acquisti di mobili effettuati da giovani coppie e destinati ad arredi di immobili oggetto di acquisto consentiranno di fruire della nuova detrazione.

Inizialmente il limite massimo della spesa su cui calcolare la detrazione era pari a 8.000 euro. Ora, per effetto di un emendamento approvato, la soglia massima è stata elevata a 16.000 euro.

Sembrerebbe, quindi, una buona notizia, ma le condizioni necessarie per fruire della nuova detrazione sono così stringenti da rendere possibile la fruizione del beneficio solo in pochi casi.

La prima condizione – la più facile da realizzare – è rappresentata dall’età della coppia. É necessario che nell’anno oggetto della detrazione (il 2016) almeno uno dei due componenti la coppia non abbia raggiunto i 35 anni di età.

Inoltre sono agevolati gli acquisti effettuati nel periodo 1° gennaio-31 dicembre 2016.

Un’ulteriore condizione subordina la detrazione alla circostanza che il nucleo familiare sia stato costituito da almeno tre anni. Per le coppie sposate si potrà fare riferimento alla data di matrimonio, per le coppie more uxorio, anch’esse destinatarie dell’agevolazione, si dovrà verificare la coincidenza della residenza anagrafica. A partire dalla data in cui i due componenti avranno stabilito la medesima residenza anagrafica si considererà costituito il nucleo familiare.

L’ambito applicativo limitato della nuova disposizione può essere intuito con alcune semplici esemplificazioni.

Ad esempio non può fruire della detrazione la coppia che contrae matrimonio nel 2016 e decide di acquistare un nuovo immobile da arredare. In questo caso mancherebbe il requisito della costituzione del nucleo familiare da almeno tre anni. La coppia, per fruire della detrazione, dovrebbe dimostrare la convivenza prima del matrimonio in quanto marito e moglie dovrebbero avere la medesima residenza anagrafica da almeno tre anni.

Non possono fruire della detrazione neppure i coniugi che hanno costituito un nucleo familiare da almeno tre anni e decidono di destinare ad abitazione principale un immobile già posseduto e non acquistato nel 2016. In tale ipotesi mancherebbe il requisito dell’acquisto dell’immobile da destinare ad abitazione principale.

Possono invece fruire del beneficio le coppie in possesso del predetto requisito (nucleo familiare costituito da almeno tre anni) che acquistano nel 2016 un nuovo immobile da destinare ad abitazione principale e che nel medesimo anno acquistano i mobili da destinare ad arredo.

In pratica il legislatore ha sostituito una condizione necessaria per fruire del bonus con un’altra condizione il cui verificarsi risulta ancora più difficile. Non è necessario ristrutturare l’immobile per fruire della detrazione relativa alle spese per il recupero del patrimonio edilizio, ma il nuovo beneficio spetta a condizione che si acquisti un nuovo immobile. La presenza di tale condizione sarà ancor più difficile da soddisfare se si considera che la giovane coppia avrà senza dubbio una minore “capacità reddituale” a causa dell’età.

La detrazione, sotto il profilo oggettivo, ha un ambito diverso rispetto a quella già applicabile.

Infatti sono oggetto dell’agevolazione esclusivamente gli acquisti di mobili e non degli elettrodomestici aventi classe energetica A+ in quanto non menzionati dalla norma.

Il nuovo beneficio non può essere cumulato con la detrazione relativa all’acquisto di mobili destinati agli immobili oggetto di ristrutturazione.

Attività sportiva dilettantistica:la fiscalità delle associazioni – prima parte

ASD logoLa pratica dell’attività sportiva a livello dilettantistico ha avuto nel corso degli ultimi decenni una diffusione costante e intensa tanto da assumere una rilevanza non solo sociale, ma anche economica. Ciò spiega la crescente attenzione che il legislatore tributario ha dimostrato per la materia.

Innanzitutto è utile sottolineare che per attività sportiva dilettantistica si intende l’esercizio di un’attività sportiva senza scopo di lucro e per finalità di natura ideale. Pertanto, gli sportivi dilettanti svolgono la loro attività a titolo gratuito e senza carattere di continuità.

L’attività sportiva dilettantistica viene esercitata prevalentemente in modo associato, secondo una delle seguenti forme giuridiche:

  1. associazione sportiva dilettantistica (Asd), con o senza personalità giuridica
  2. società sportiva dilettantistica (Ssd), speciale categoria di società di capitali, caratterizzata dall’assenza del fine di lucro.

Un’associazione sportiva dilettantistica è costituita da un gruppo di persone che decidono di associarsi in vista della realizzazione di uno scopo comune: la pratica e la gestione di un’attività sportiva senza scopo di lucro e per finalità di natura ideale, cioè dilettantistica.

Dal punto di vista fiscale, le Asd sono destinatarie di un articolato complesso di disposizioni:

  • talune di portata generale, comuni a tutti i soggetti rientranti nella categoria degli enti non commerciali (Enc)
  • altre relative a quella particolare categoria di enti non commerciali costituita dalle associazioni
  • altre, infine, specificamente ed esclusivamente indirizzate alle associazioni sportive dilettantistiche, che presentano determinati requisiti.

Le Asd come enti non commerciali

Le associazioni sportive dilettantistiche rientrano nel novero degli enti non commerciali.

La qualifica di ente non commerciale, quindi, si ottiene e si conserva a condizione che l’attività istituzionale effettivamente esercitata abbia esclusivo o prevalente carattere non commerciale. In altri termini, ai fini del raggiungimento dei propri scopi istituzionali, gli enti non commerciali possono svolgere anche attività commerciali, purché le stesse siano meramente accessorie e di supporto rispetto all’attività istituzionale (non commerciale).

La definizione di oggetto esclusivo o principale è dettata dal comma 4, articolo 73, Tuir, in base al quale “l’oggetto esclusivo o principale dell’ente residente è determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata. Per oggetto principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto”.

Tuttavia, come previsto dall’articolo 149 del Tuir, l’ente, indipendentemente dalle previsioni statutarie, perde la qualifica di “non commerciale” se, per un intero periodo d’imposta, di fatto svolge prevalentemente attività commerciali. Pertanto, lo status di ente non commerciale va determinato in concreto, con riferimento cioè all’attività effettivamente svolta, non essendo sufficiente la mera analisi delle indicazioni contenute nell’atto costituivo e nello statuto.

Il regime fiscale degli enti non commerciali

Come già detto, le associazioni sportive dilettantistiche sono, in linea di principio, enti non commerciali e, pertanto, il loro regime fiscale naturale è quello proprio di questi enti,

Prima di analizzare le peculiari disposizioni agevolative previste per gli enti non commerciali di tipo associativo, in generale, e per le associazioni sportive dilettantistiche, in particolare, è utile, quindi, descrivere sinteticamente il regime fiscale degli Enc ai fini Ires, Iva e Irap.

Ires

Gli enti non commerciali sono soggetti all’Ires con aliquota del 27,5% (articolo 77 del Tuir) e il loro reddito complessivo è dato dalla somma dei redditi fondiari, di capitale, d’impresa e diversi ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione dei redditi esenti e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva.

Dalla determinazione del reddito complessivo restano esclusi:

  • i corrispettivi, che non eccedono i costi di diretta imputazione, derivanti da prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 cc, rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente, senza specifica organizzazione
  • i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione
  • i contributi corrisposti da pubbliche amministrazioni per lo svolgimento di attività aventi finalità sociali.

Gli enti non commerciali determinano il proprio reddito complessivo secondo  modalità analoghe a quelle stabilite per le persone fisiche.

Il reddito d’impresa degli enti non commerciali: regime ordinario e regime forfettario

Gli enti non commerciali, quindi in linea di principio anche le associazioni sportive dilettantistiche, possono essere titolari di un reddito d’impresa derivante da un’attività commerciale esercitata occasionalmente e in via secondaria rispetto all’attività istituzionale.

Il reddito d’impresa può essere determinato mediante il regime ordinario ovvero, ricorrendone i presupposti, mediante il regime forfettario.

In base alle regole ordinariamente previste, il reddito d’impresa degli enti non commerciali è determinato dalla differenza tra i proventi conseguiti e i costi sostenuti, riferibili all’attività commerciale. Specifiche disposizioni sono previste per i componenti promiscui, relativi cioè sia all’attività commerciale sia a quella istituzionale.

Per l’attività commerciale eventualmente esercitata, gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere una contabilità separata (articolo 144, comma 2, Tuir).

L’articolo 145 del Tuir prevede un regime forfettario di determinazione del reddito d’impresa per gli enti non commerciali ammessi al regime di contabilità semplificata ex articolo 18 del Dpr 600/1973 (regime semplificato per le imprese minori, cioè per le imprese che, nell’anno precedente a quello in corso e relativamente a tutte le attività esercitate, abbiano conseguito ricavi non superiori a 400mila euro, se esercenti attività di prestazioni di servizi, ovvero a 700mila euro, se esercenti altre attività).

Al ricorrere delle suindicate condizioni, quindi, gli enti non commerciali possono optare per il regime forfettario. In tal caso, il reddito d’impresa si determina applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti dall’esercizio dell’attività commerciale le seguenti percentuali di redditività:

  • prestazioni di servizi
    • 15% per ricavi fino a 15.493,71 euro
    • 25% per ricavi compresi tra 15.493,71 e 400.000 euro
  • altre attività
    • 10% per ricavi fino a 25.822,84 euro
    • 25% per ricavi compresi tra 25.822,84 e 700.000 euro.

Il reddito così determinato sarà sottoposto a tassazione secondo l’ordinaria aliquota Ires.

Per gli enti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi e altre attività, si applica la percentuale prevista per l’ammontare dei ricavi relativi all’attività prevalente. In mancanza di distinta annotazione, si applicano le percentuali previste per le prestazioni di servizi.

Gli enti non commerciali sono tenuti a presentare la dichiarazione annuale (modello Unico-Enc). Tuttavia, le associazioni sportive dilettantistiche che svolgono solo attività istituzionali e non hanno anche redditi fondiari, di capitale, d’impresa o diversi e non hanno dipendenti, collaboratori o lavoratori occasionali, non sono obbligate a presentare la dichiarazione dei redditi.

Iva

Gli enti non commerciali sono soggetti passivi Iva solo con riferimento alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuati nell’esercizio eventuale e occasionale di attività commerciali. Ne consegue che per le operazioni realizzate nell’esercizio della propria attività istituzionale non assumono la veste di soggetti passivi.

Sono altresì esclusi dal campo di applicazione dell’Iva i fondi pervenuti agli enti non commerciali durante raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagna di sensibilizzazione. In tal caso, gli enti hanno l’obbligo di redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, uno specifico e separato rendiconto, a cui va allegata una relazione illustrativa, in cui devono essere esposte tutte le entrate e le spese relative a ciascuna manifestazione in cui si è realizzata la raccolta dei fondi (articolo 20, comma 2, Dpr 600/1973).

Sono in ogni caso considerate commerciali e, di conseguenza, imponibili ai fini Iva:

  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici o contributi supplementari in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione di quelle effettuate in conformità alle finalità istituzionali da particolari tipologie di enti di tipo associativo (tali contributi vanno distinti dalle quote associative, versate al solo fine di acquisire lo status di socio, che non sono soggette a Iva)
  • le operazioni oggettivamente commerciali, di cui all’articolo 4, comma 5, Dpr 633/1972.

Ai sensi dell’articolo 19-ter del Dpr 633/1972, per gli enti non commerciali, “è ammessa in detrazione soltanto l’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni fatti nell’esercizio di attività commerciali o agricole”.

La detrazione spetta:

  • a condizione che l’attività commerciale sia gestita con contabilità separata da quella relativa all’attività principale;
  • a condizione che la contabilità sia tenuta in maniera conforme alle disposizioni in materia di corretta e regolare tenuta delle scritture contabili.

Irap

Nel novero dei soggetti passivi Irap rientrano anche gli enti non commerciali. In base all’articolo 10 del Dlgs 446/1997, la determinazione della base imponibile Irap da essi dovuta segue regole diverse a seconda che l’ente svolga esclusivamente attività non commerciale ovvero svolga anche attività commerciale. In ogni caso, sia per l’attività istituzionale sia per quella commerciale, si applicano le ordinarie deduzioni forfetarie per scaglioni di base imponibile e le deduzioni analitiche previste dalla legge.

Inoltre, in presenza delle condizioni normativamente previste, per il personale impiegato nell’esercizio di attività commerciali, trovano applicazione le deduzioni forfetarie per dipendenti e per incrementi occupazionali.

Gli enti non commerciali, che si avvalgono di regimi forfettari per la determinazione del reddito d’impresa, possono calcolare l’imponibile Irap sommando al reddito rilevante ai fini Ires il costo del personale dipendente, i compensi spettanti ai collaboratori coordinati e continuativi, le retribuzioni di coloro che esercitano lavoro autonomo occasionale e gli interessi passivi.

Il reddito imponibile e l’ammontare dell’imposta dovuta devono essere in ogni caso dichiarati presentando la dichiarazione Irap.

Legge di Stabilità 2016 in pillole

taxE’ stato approvato nel Consiglio dei Ministri tenutosi ieri il disegno di legge di Stabilità 2016. L’annuncio è arrivato con 25 tweet da parte del Premier Matteo Renzi, che riassumo i principali interventi contenuti nella Legge di Stabilità.

 «Via le tasse sulla prima casa», «intervento straordinario sulle case popolari», «tagliamo l’Ires dal 2017 al 24 per cento», «superammortamenti al 140% per chi investe», «un Paese più semplice con le misure per il contante», «Un Paese più orgoglioso: 1000 ricercatori, 500 cattedre speciali, 500 assunzioni nella cultura», «Risposte per il Sud, non proclami» sono solo alcuni degli slogan twittati dal Primo Ministro.

 Abolita la TASI sulla prima casa – Il primo dei 25 cinguettii pubblicati dal Presidenti Renzi riguardava l’abolizione delle tasse sulla prima casa. In sostanza, viene abolita la TASI sulla prima casa e l’lIMU- TASI dovuta sulle abitazioni diverse da quella principale dovrebbe essere sostituite dalla local tax.

 Riduzione IRES rinviata al 2017 – Tra le misure più attese vi era certamente la riduzione del taglio IRES. Nel disegno di legge viene rinviata al 2017 il taglio dal 27,5% al 24% dell’IRES, salvo anticipare la riduzione al 2016 se verrà concessa una maggiore flessibilità nei conti da parte dell’Unione Europea. In particolare ciò sarà possibile se la Commissione Ue riconoscerà lo 0,2% di spazio di patto in più, circa 3,3 miliardi, per l’evento migratorio eccezionale.

 Sale il limite del contante – Trova conferma anche la misura per l’aumento della soglia del limite del contante. Viene l’innalzamento del limite del contante dai 999,99 euro attuali a 3.000,00 euro. L’auspicio del primo Ministro Italiano è riportare i livelli del contante in linea con la media europea, anche se va evidenziato che alcuni paesi Europei stanno agendo in senso contrario. Da evidenziare che è la questione era stata oggetto di un recente intervento del Legislatore. Infatti con il D.L. 201/2011 (c.d. Decreto Monti) si era prevista una riduzione del limite del contante, sceso da 2.500,00 euro ai 1.000,00 euro attuali. Ancor prima, con il D.L. 138/2011, la soglia era stata ridotta da 5.000,00 euro a 2.500,00.

 Regime dei minimi – Nel disegno di legge viene incrementa la soglia dei ricavi che consentono l’accesso e il mantenimento del predetto regime agevolato. Altra importante novità è la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva riservata però solo a chi accede al regime dei minimi dal 1° gennaio 2016. In tale caso, l’imposta sostitutiva del 15% sarebbe ridotta a un terzo per i primi tre anni.

Canone RAI in bolletta – L’altra misura che è stata confermata nel disegno di legge di Stabilità 2016 è la riduzione del Canone RAI con la contestuale inclusione dello stesso nella bolletta dell’elettricità. Super-ammortamento al 140%, Fondo anti-povertà da 600, assunzioni per 1000 ricercatori, 500 cattedre speciali, 500 assunzioni nella cultura, 450 milioni per la Terra dei fuochi e un fondo di garanzia per Ilva, abolite l’IMU agricola e l’Irap agricola, semplificazione, conferma della decontribuzione integrale per chi assume fino al 31.12.2015, nel 2016 sgravi al 40% sono alcune delle misure contenute nella Legge di Stabilità

RC auto: abolizione del contrassegno cartaceo – Novità assoluta sulle strade italiane dal 18 ottobre 2015. Da tale data, infatti, sparisce l’obbligo per gli automobilisti di esporre il contrassegno assicurativo cartaceo, in quanto verrà materialmente sostituito da strumenti elettronici in dotazione agli organi di controllo e alle telecamere. Sarà, quindi, impossibile per gli automobilisti falsificare il proprio tagliando, che non sarà più visibile sul parabrezza della macchina o sul finestrino laterale, bensì sarà elettronico e grazie alle numerose tecnologie in possesso delle Autorità, si saprà immediatamente chi non è in regola con il pagamento dell’RC Auto. Quindi, qualora l’automobilista non sia in regola con i pagamenti assicurativi, la Polizia individuerà in tempo reale la targa del veicolo senza assicurazione e invierà la multa direttamente a casa del trasgressore. Attenzione. Nella prima fase di attuazione della nuova disciplina, in via sperimentale, le compagnie di assicurazione continueranno a consegnare agli assicurati il tagliando di carta che, tuttavia, non dovrà essere esposto sul parabrezza e avrà soltanto finalità informative. Terminata tale fase il tagliando non verrà più consegnato. A chiarirlo è l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici (Ania)

Regime dei minimi: ultimi mesi per l’adesione – Come noto il comma 12-undecies dell’art. 10 della Legge n. 11/2015 di conversione al D.L. 192/2014 (“Decreto Milleproroghe”), in deroga alla disposizione di cui all’art. 1, comma 85, lett. b) e c), Finanziaria 2015 che abroga il regime dei minimi, ha prorogato fino al 31.12.2015 il termine entro il quale i soggetti in possesso dei relativi requisiti possono scegliere di adottare il regime di cui all’art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011, con applicazione dell’imposta sostitutiva del 5%. Potrebbe quindi essere questo l’ultimo anno in cui il contribuente può optare per il regime dei minimi con imposta sostitutiva al 5%. La normativa sarà di certo oggetto di modifiche nella Legge di Stabilità 2016 ma ad oggi non essendo ancora chiaro quali saranno le sorti di tale regime, il contribuente potrebbe trovarsi nell’eventualità in cui non sia più possibile accedere a tale regime agevolato avendo come unica scelta il regime forfettario (che presenta una imposta sostitutiva del 15% e quindi più elevata e dei limiti di ricavi più bassi). Alla luce di tale situazione potrebbe essere conveniente per il contribuente avviare la propria attività entro la fine dell’anno aderendo al regime dei minimi.

Bonus scuola e credito di imposta – Un bonus fiscale per le erogazioni liberali a favore degli istituti del sistema nazionale di istruzione. Questa è una delle novità fiscali di maggior interesse contenute nella Legge 107/2015 (“Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione”), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2015. Secondo le agevolazioni introdotte tutti i soggetti che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore degli istituti scolastici, destinate alla realizzazioni di progetti individuati dalla norma stessa, possono usufruire, limitatamente al triennio 2015-2017, di un credito di imposta, in misura differenziata a seconda dei periodi di imposta in cui vengono effettuate le erogazioni; il beneficio, infatti, spetta nella misura del 65% delle erogazioni effettuate negli anni 2015 e 2016, del 50% per quelle effettuate nel 2017. In merito all’ambito soggettivo, il bonus spetta sia alle persone fisiche che agli enti non commerciali, nonché ai titolari di reddito di impresa.

Spese di riqualificazione energetica: ultima chiamata per la detrazione al 65%

Riqualificazione energetica

Le spese sostenute per interventi finalizzati al risparmio ed alla riqualificazione energetica, ed effettuati su fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria, quindi abitativi e strumentali (sono tali quelli utilizzati per l’esercizio di una impresa – es.: un capannone – o una professione o un’arte), fruiscono di una detrazione fiscale pari al 55%, che comporta un risparmio di imposta.

La Legge 147/2013 (Legge di Stabilità per il 2014) ha introdotto una prima proroga per tale agevolazione nel seguente modo:

  • detraibilità al 65 % dal 01.01.2014 al 31.12.2014 (fino al 30.06.2015 per gli interventi su parti comuni;
  • detraibilità al 50 % dal 01.01.2014 al 31.12.2015 (dal 01.07.2015 al 30.06.2016 per gli interventi su parti comuni).

Successivamente la  Legge 190/2014 (Legge di Stabilità per il 2015) ha da ultimo prorogato la misura dell’agevolazione del 65 % per il periodo dal 01.01.2015 al 31.12.2015.

Dal 01.01.2016 le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica potranno beneficiare della detrazione del 36 % e a tempo indeterminato.

Tali interventi sono relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia.

La riqualificazione energetica di un edificio consiste nella realizzazione di opere destinate a migliorarne l’efficienza, contenendo i consumi, riducendo le emissioni di fattori inquinanti, ed utilizzando in maniera ottimale le risorse di energia.

I soggetti che sostengono delle spese per opere di riqualificazione energetica hanno, pertanto, diritto a recuperare parte del costo sostenuto, grazie ad una detrazione dall’IRPEF, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche (o dall’IRES, in caso di società di capitali), cioè dalle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

 

Le spese oggetto di agevolazione devono essere relative ad:

  • interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (fino ad Euro 100.000);
  • interventi su edifici (o parti di edifici o unità immobiliari) esistenti riguardanti strutture opache orizzontali come coperture e pavimenti (interventi non regolamentati dal D.M. 19.2.2007), finestre comprensive di infissi (fino ad Euro 60.000);
  • installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali (fino ad Euro 60.000);
  • interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione (fino ad Euro 30.000).

La L. 90/2013, di conversione del D.L. 63/2013 ha introdotto la detrazione del 65 % per gli interventi antisismici su costruzioni ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità.

La detrazione spetta per gli interventi sopra indicati su qualsiasi fabbricato esistente, a prescindere dalla categoria catastale. Riguarda quindi sia gli edifici residenziali, cioè destinati ad abitazione, sia le loro pertinenze (ad es.: box e tettoie), sia gli edifici strumentali, cioè destinati ad uso commerciale o industriale.

In sostanza, sono agevolabili tutti gli edifici iscritti in catasto, e per i quali sono dovute le imposte comunali (ICI e IMU).

Sono esclusi dal beneficio i fabbricati di nuova costruzione, in quanto già obbligati a disporre di tutti i requisiti tecnici per il risparmio energetico.

La detrazione compete al soggetto che materialmente sostiene la spesa e non necessariamente al proprietario dell’immobile. Possono usufruire dell’agevolazione, oltre che il proprietario e il nudo proprietario, anche il titolare di un diritto reale sul bene (ad esempio, l’usufruttuario), l’inquilino o il comodatario e i condomini per gli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali, per le spese sostenute e rimaste a loro carico. La detrazione può essere utilizzata anche dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo, conviventi con il soggetto che «privatisticamente» è possessore o detentore dell’unità immobiliare interessata ai lavori (solo se la convivenza ha il carattere della stabilità e sussiste fin dall’inizio dei lavori – C.M. 4.4.2008, n. 34/E), in base alle medesime regole previste per le ristrutturazioni edilizie detraibili al 36%, sempre in relazione alle spese sostenute e rimaste a loro carico.

Per ottenere il beneficio fiscale è sufficiente che il contribuente sia in regola con i permessi tecnici e amministrativi per l’esecuzione dei lavori e che provveda ai due seguenti adempimenti:

1: pagare i fornitori a mezzo bonifico, nel quale dovranno essere evidenziati i seguenti dati:

  • causale del versamento, con la seguente dicitura: detrazione ai sensi della Legge 296/2006, art. 1, co. 344-349;
  • il proprio codice fiscale (cioè il codice fiscale di chi paga);
  • il codice fiscale o la partita IVA di chi esegue i lavori.

2:  inviare all’ENEA, cioè all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/), entro 90 giorni dalla fine lavori, copia della certificazione energetica e la scheda informativa degli interventi realizzati (l’originale deve ovviamente essere conservato).

Tale pratica, solitamente effettuata da un professionista tecnico (geometra, architetto, ecc.) o direttamente dalla azienda fornitrice dell’impianto (in caso, ad esempio, di sostituzione della caldaia, o dell’installazione di pannelli solari), può comunque essere inviata direttamente dall’interessato,in via telematica.

Non è invece necessario inviare alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate, neppure nel caso di prosecuzione dei lavori oltre il periodo di imposta.

Locazione: canoni non pagati senza tasse se c’è la clausola risolutiva

locazionecanoni non percepiti nell’ambito di un rapporto di locazione devono sempre figurare nella dichiarazione dei redditi del locatore fino a quando non venga definitivamente emesso, da parte del giudice, il provvedimento di sfratto. È necessario, in altre parole, attendere la fine della procedura giudiziale, che culmina con il deposito in cancelleria dell’ordinanza di convalida dello sfratto per smettere di pagare le imposte sulla locazione e tornare ad assoggettare l’immobile alla normale tassazione da reddito catastale. Non è richiesto, invece, l’avvio della successiva fase di esecuzione forzata con l’ufficiale giudiziario.

Tuttavia, con una recente interpretazione più estensiva, tanto la Cassazione [1] quanto la stessa Agenzia delle Entrate [2] stanno prendendo delle posizioni più morbide a favore del contribuente-padrone di casa, consentendo allo stesso di dimostrare, anche in altri modi, l’interruzione del rapporto di locazione. Uno di questi è appunto la previsione, nel contratto, della cosiddetta clausola risolutiva espressa con cui le parti si accordano sin da principio che, in caso di mancato adempimento di una o più mensilità, il contratto si intenderà automaticamente risolto. In realtà la risoluzione non è un effetto propriamente immediato, ma necessita di una raccomandata a.r. inviata dal creditore (il padrone di casa) al debitore (l’inquilino) con cui gli comunica che intende valersi della facoltà attribuitagli dal contratto di invocare la clausola risolutiva e, quindi, lo scioglimento della scrittura privata. Ebbene, proprio con il ricevimento, da parte del conduttore, di tale comunicazione il padrone di casa potrà smettere di dichiarare (dall’anno successivo) il reddito da locazione.

Lo stesso effetto si può ottenere con la previsione del termine essenziale, che tuttavia, a differenza della clausola risolutiva espressa, richiede un ulteriore adempimento da parte del locatore: la diffida ad adempiere indirizzata all’inquilino moroso con cui gli viene dato un termine – di norma non inferiore a 15 giorni – per regolarizzare la propria posizione, scaduto il quale il contratto si considera automaticamente sciolto, con liberazione dall’indicazione dei canoni non percepiti nella dichiarazione dei redditi.

 

Il credito di imposta

Il contribuente ha diritto a un credito d’imposta per i canoni dichiarati e non riscossi, risultanti dal provvedimento giudiziario di convalida dello sfratto per morosità.

Più in particolare la legge prevede che i redditi fondiari, relativi a immobili tenuti a disposizione o concessi in locazione, concorrono a formare il reddito complessivo indipendentemente dalla percezione, in deroga al principio generale che assoggetta a tassazione i redditi delle persone fisiche nell’anno in cui avviene la materiale percezione (principio di cassa). Tuttavia, viene prevista l’esclusione, dal reddito complessivo, dei canoni non riscossi a condizione che:

  1. a) l’immobile risulti locato a uso abitativo;
  1. b) il conduttore dell’immobile risulti moroso rispetto ai canoni locativi;
  1. c) si sia concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto.

 

Elemento fondamentale, per rivendicare il credito d’imposta a fronte dei canoni di locazione non percepiti e comunque sottoposti a tassazione, è l’intervento del giudice, che certifica la morosità del conduttore dell’immobile e convalida lo sfratto. Una transazione tra le parti, ancorché effettuata con l’ausilio di un legale, non rispetta le condizioni previste dalla norma: pertanto, nel caso descritto, il lettore non ha titolo per chiedere il credito d’imposta a fronte della quota di canoni non percepiti.

Allo stesso modo nelle locazioni a uso commerciale non può trovare applicazione il credito di imposta.

[1] Cass. sent. n. 651/2012.

[2] Ag. Entrate, circolare n. 11/E/2014.

SPESE SANITARIE: dal 730/2016 rientrano nella dichiarazione precompilata

spese sanitarieIn data 3 agosto 2015 è stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il provvedimento n. 103408, dal titolo “Modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata”.

Dal 2016, infatti, il 730 precompilato presenterà dei dati in più rispetto a quelli automaticamente inseriti nel 730 precompilato di quest’anno.

Grazie all’interazione con il Sistema Tessera Sanitaria, infatti, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti (che hanno diritto al 730 precompilato) i dati relativi alle seguenti spese sanitarie sostenute nel periodo d’imposta precedente per sé o per i propri familiari a carico (come da Certificazione Unica del corrispondente anno):

  • ticket per acquisto di farmaci o per prestazioni sanitarie;
  • farmaci (anche omeopatici);
  • dispositivi medici con marcatura CE (spese per l’acquisto o l’affitto);
  • servizi sanitari erogati dalle farmacie;
  • farmaci ad uso veterinario;
  • prestazioni sanitarie (assistenza ambulatoriale, visita medica generica, visita medica specialistica, prestazioni diagnostiche, ricoveri ospedalieri e altre prestazioni detraibili ai fini IRPEF);
  • spese agevolabili solo a particolari condizioni;
  • altre spese.

In sede di accesso alla dichiarazione dei redditi precompilata, il foglio informativo allegato indica, per ogni tipologia di spesa sopra elencata, le spese sanitarie nelle seguenti forme aggregate:

  • totale delle spese sanitarie automaticamente agevolabili e dei relativi rimborsi: tali spese sono automaticamente inserite negli appositi campi del 730 precompilato;
  • totale delle spese sanitarie agevolabili solo in presenza di particolari condizioni e dei relativi rimborsi: sarà il contribuente ad inserire o meno tali spese modificando la dichiarazione.

Il professionista abilitato o il CAF delegato dal contribuente ad accedere ai propri dati della dichiarazione precompilata potrà vedere le informazioni sanitarie esclusivamente nei suddetti formati aggregati; il dettaglio è accessibile solo dal contribuente, il quale potrà verificare le singole spese a partire dal 15 aprile dell’anno successivo tramite la propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Ciascun contribuente può esercitare la propria opposizione a rendere disponibili i dati sanitari ai fini del 730 precompilato. A partire dal periodo d’imposta 2016, oltre a scegliere di non comunicare il proprio codice fiscale in farmacia, il contribuente può comunicare al medico o alla struttura sanitaria l’annotazione dell’opposizione sul documento fiscale.

Per quanto riguarda, invece, le spese sanitarie sostenute nel 2015, l’opposizione potrà essere effettuata:

  • tra il 1° ottobre 2015 e il 31 gennaio 2016 trasmettendo o consegnando agli uffici dell’Agenzia l’apposito modello, con allegata copia del documento d’identità;
  • tra il 1° febbraio 2016 e il 28 febbraio 2016 accedendo all’area autenticata Fisconline e selezionando le singole voci di spesa da cancellare.
Si ricorda che… L’opposizione all’utilizzo dei dati comporta la cancellazione degli stessi e l’automatica esclusione dalle relative detrazioni; essa può essere esercitata dal contribuente che abbia compiuto i 16 anni di età. In sede di modifica e integrazione del 730 precompilato il contribuente potrà, comunque, eventualmente reinserire le spese per cui aveva precedentemente esercitato l’opposizione.

Aumento delle misure fisse dell’imposta di bollo

CIRCOLARE 3 del 22/07/2013
Aumento delle misure fisse dell’imposta di bollo.

(Pubblicazione Gazzetta Ufficiale n.147 del 25/06/2013 della L.71/13)
Dal 26 giugno 2013 aumentano le misure fisse dell’importo di bollo per far fronte ai
maggiori oneri derivanti dal rifinanziamento della ricostruzione privata nei Comuni
interessati dal sisma in Abruzzo.
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